Politica e Cultura
Dopo secoli di non aggiornamento mi decido a rimettere mano a questo blog…Molte sarebbero le cose da dire e raccontare a quei pochi -forse solo io?- che ancora saltuariamente visitino questa pagina, ma oggi ho voglia di condividere con i miei 25 lettori (ok, facciamo 5, è piu’ realistico) quanto Norberto Bobbio scrisse in “Politica e Cultura” nel lontano 1955 (Ed. Einaudi, Torino 2005, pp 3-4)
“Il compito degli uomini di cultura è piu’ che mai oggi quello di seminare dubbi, non già di raccogliere certezze. Di certezze -rivestite della fastosità del mito o edificate con la pietra dura del dogma- sono piene, rigurgitanti, le cronache della pseudocultura degli improvvisatori, dei dilettanti, dei propagandisti interessati. Cultura significa misura, ponderatezza, circospezione: valutare tutti gli argomenti prima di pronunciarsi, controllare tutte le testimonianze prima di decidere, e non pronunciarsi e non decidere mai a guisa di oracolo dal quale dipenda, in modo irrevocabile, una scelte perentoria e definitiva“.
Quella di non ancorarsi alle summae divisiones e valutare con ponderatezza le argomentazioni di ogni parte (a maggior ragione di quella “avversaria”) è lezione quanto mai attuale, una lezione che tutti e non solo “gli intellettuali” dovrebbero sempre tener ben presente:
«Se tutto il mondo fosse diviso, esattamente, in rossi e neri, mettendomi dalla parte dei neri sarei nemico dei rossi, mettendomi dalla parte dei rossi sarei nemico dei neri. Non potrei stare in alcun modo al di fuori degli uni e degli altri, perché - questa è l’ipotesi - essi occupano tutto il territorio … E, quando quell’ipotesi si avvera, il mestiere dell’intellettuale, che rifugge o dovrebbe rifuggire dalle alternative troppo nette, diventa difficile». Cosí scriveva Norberto Bobbio nel 1955, data della prima pubblicazione di questo volume.
Eppure, come illustra Franco Sbarberi […] proprio negli anni Cinquanta, dominati da un’esasperata tensione politica e dalla guerra fredda, quella difficoltà fu affrontata da Bobbio all’insegna del dialogo. Ovvero di un colloquio pacato e razionalissimo con interlocutori diversi - a volte in forte contrasto con il filosofo - sul complesso statuto della persona umana, sulle forme plurali della libertà, sull’impegno militante dell’intellettuale. Per il messaggio di tolleranza, per la ricchezza argomentativa, per l’acuta percezione dei dilemmi del secondo Novecento Politica e cultura è ancora oggi un «testo esemplare di filosofia civile».
(quest’ultimo paragrafo è tratto da http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880617292.html?referrer=paritein0001)
March 14th, 2006 at 6:10 pm
commosso
Norberto